PROTOCOLLO DI BUONE PRASSI PER "L'ACCOGLIENZA DEI MINORI ADOTTATI IN AMBITO SCOLASTICO"
 
FINALITA'
  • promuovere una rete di supporto, comunicazione, collaborazione fra scuola, famiglia, Servizi preposti e Enti Autorizzati
  • costruire un clima favorevole all'accoglienza e all'incontro con "la storia" del minore promuovendo un atteggiamento positivo, di disponibilità all'ascolto dei bisogni e di collaborazione costante
  • individuare buone pratiche comuni
RIFERIMENTI GIURIDICI
  • Legge 04 maggio 1983, n.184 "Disciplina dell'adozione e dell'affidamento dei minori", successivamente modificata dalla legge 28 Marzo 2001, N.149
  • Legge 31 dicembre 1998, N.476, Ratifica ed esecuzione della Convenzione per la tutela dei minori stranieri
  • Linee di indirizzo regionali in materia – Deliberazione della Giunta Regionale 20 luglio 2003, N. 1495
  • Protocollo d'intesa Regionale tra Regione Emilia-Romagna, Ufficio scolastico regionale, Province, Enti titolari delle funzioni in materia di infanzia e adolescenza, Enti Autorizzati all'adozione internazionale
LA COPPIA PRIMA DELL'ADOZIONE
  • Partecipa ad un corso di in-formazione sulle tematiche adottive articolato in quattro incontri di tre ore, per un totale di 12 ore, rivolto ad un gruppo non superiore alle n.8 coppie; il corso è condotto da un'assistente sociale, una psicologa e da un operatore rappresentate degli Enti Autorizzati convenzionati con la Provincia di Ferrara
  • Svolge gli accertamenti sanitari per il rilascio del certificato di idoneità psico-fisica presso il Servizio di Medicina Legale dell'Az. USL di Ferrara
  • Partecipa allo studio di coppia: attività di secondo livello svolta da un'equipe specialistica composta da assistente sociale e psicologa (minimo sei incontri/colloqui con visita domiciliare). Nel corso dei colloqui vengono esplorati i seguenti ambiti principali: la storia della coppia, lo stile attuale di vita, le motivazioni della scelta adottiva, le competenze genitoriali richieste in ambito adottivo, le relazioni interne alla coppia, le relazioni dei coniugi con le famiglie d'origine, eventuali figli e gli ambiti sociali di riferimento, l'infertilità, la rassegnazione alla genitorialità biologica, la storia dei bambini adottabili ed i conseguenti timori, i motivi dell'abbandono. L'esito dei colloqui viene sintetizzato da parte dell'equipe in una relazione inoltrata al Tribunale per i Minorenni di Bologna
  • Presenta domanda di adozione nazionale e/o internazionale al Tribunale per Minorenni e svolge un successivo colloquio con il giudice
  • Viene inserita nell'anagrafe a disposizione del Tribunale per i Minorenni per possibili abbinamenti con minori adottabili residenti in Italia nei tre anni successivi (disponibilità all'adozione nazionale eventualmente rinnovabile dopo tre anni);
  • Attende e qualora il decreto di idoneità all'adozione internazionale emanato dal Tribunale per i Minorenni sia positivo, può proseguire il percorso per dare il mandato ad un Ente Autorizzato
  • Individua e conferisce formale incarico ad uno degli Enti Autorizzati iscritti nell'apposito Albo (ex L.184/83 - al momento attuale circa 70 sul territorio nazionale) che prepara ulteriormente la coppia, propone e cura l'abbinamento e accompagna i coniugi in tutte le fasi del percorso all'estero
DOPO L'ADOZIONE LA NUOVA FAMIGLIA
  • Viene seguita, come previsto dalla legge dagli Enti Autorizzati e dai Servizi socio-sanitari,che, con il mandato di vigilanza attribuito dal Tribunale per i Minorenni, sostengono la nuova genitorialità e l'affiliazione
  • Fruisce di interventi individuali (colloqui e visite domiciliari) e di sedute di gruppi "a tema" rivolti a genitori con figli in fasce omogenee di età con l'obiettivo di attivare la legittimazione alla genitorialità. Viene stimolata la dimensione relazionale e dello sviluppo per favorire il processo di mentalizzazione del bambino "reale" da parte dei genitori partendo ed utilizzando la dimensione del "sogno" che i genitori hanno prima dell'adozione
  • Può fruire di interventi di consulenza e di sostegno presso gli Enti Autorizzati che li offrono
  • Viene accompagnata nei processi di inserimento del bambino nel contesto sociale e scolastico, alla luce degli elementi conosciuti ed emersi
  • Nei casi di adozione internazionale, è tenuta a collaborare con gli Enti preposti per produrre la relazione sullo stato dell'adozione, richiesta dal Paese d'origine del minore
L'INSERIMENTO E L'INTEGRAZIONE SCOLASTICA
Con riferimento alla Nota USR ER prot. n. 2192 del 6/02/2007 "Azioni di accoglienza scolastica per alunni ed alunne adottati – percorsi di post- adozione" si evince quanto segue: nel percorso di inserimento dei minori adottati la scuola diventa attore di fondamentale importanza. Se da un lato essa si arricchisce per la complessità dei minori adottati, portatori il più delle volte di esperienze particolarmente dolorose e storie difficili, dall'altro si trova spesso impreparata ad affrontare il mondo dell'adozione. Per il superamento di questa criticità è di fondamentale importanza lo sviluppo di una maggiore sinergia e integrazione tra la Famiglia, la Scuola, gli Enti Autorizzati che seguono l'adozione e i servizi sociali e sanitari degli Enti Locali

LE BUONE PRASSI 

TEMPI ,SOGGETTI COINVOLTI , FASI E AZIONI DA SVOLGERE NELL'AMBITO SCOLASTICO
  1. Al momento dell'iscrizione, Genitori, Servizi competenti e Scuola (Dirigente scolastico e segreteria) promuovono e garantiscono, nell'ottica della collaborazione scuola/ famiglia, il confronto sulle problematiche che si possono verificare nel momento dell'accoglienza scolastica
  2. prima dell'inserimento scolastico, Scuola (Dirigente scolastico o figura scolastica referente) e Genitori: 
  3. Primo incontro: utilizzare la "traccia richiesta dati" (vedi schema allegato A) finalizzata ad acquisire informazioni tecnico-scolastiche sulla storia del minore adottato affinché la specificità dell'esperienza adottiva sia riconosciuta Secondo incontro: Dirigente Scolastico o Figura scolastica referente, Genitori , Servizi competenti, acquisire informazioni sul progetto di accompagnamento del minore adottato, elaborato dai servizi psico-sociali competenti al fine di individuare la classe di frequenza appropriata alle conoscenze/capacità del minore, nonché tempi e modalità di inserimento adeguati ( possibile inserimento graduale e flessibile). Nel caso di adozioni non ancora perfezionate, si chiede particolare attenzione nell'utilizzare tutti i provvedimenti necessari per la tutela del minore in questione. Valutare il ricorso a strumenti e professionalità specifiche tra cui un facilitatore linguistico e/o culturale. (Consiglio di Classe con genitori adottivi). Ispirandosi alla legge 15 marzo 1991 n. 82, per analogia, la scuola - su proposta dei Servizi e in accordo con la famiglia adottante – può, nella propria autonomia – DPR 275/99 - garantire l'utilizzo nei documenti pubblici dell'adottato del cognome della nuova famiglia anche se il procedimento definitivo di adozione non è ancora concluso. Può essere utile coinvolgere gli operatori degli Enti Autorizzati nel percorso di accoglienza e integrazione del minore adottato. Le azioni sopra descritte verranno garantite, nell'ottica della continuità scolastica e in accordo con i genitori, nei vari passaggi tra i diversi ordini di scuola.
  4. prima dell'inserimento nella classe: Insegnanti della classe, Dirigente Scolastico o figura scolastica referente e genitori , schematizzano per punti il progetto condiviso. Il percorso così individuato potrà essere monitorato e, se necessario, modificato
  5. dopo l'inserimento nella classe : Insegnanti della classe e/o figura scolastica referente e genitori, realizzano del percorso di inserimento scolastico e sua periodica verifica. Se ritenuto necessario, verifica con gli operatori psicosociali dei servizi competenti al fine di facilitare la positiva evoluzione dell'inserimento scolastico
Al fine di rendere efficace ed efficiente il Protocollo di buone prassi sopra esposto, gli Enti e le Istituzioni coinvolti si impegnano a: individuare i bisogni formativi degli operatori ed elaborare percorsi di formazione/aggiornamento; assicurare, ciascuna per la loro competenza, la presenza di proprio personale qualificato per progettare, realizzare e supportare percorsi in-formativi rivolti agli operatori delle Istituzioni ed Enti aderenti al Protocollo oltre che di sensibilizzazione ai genitori; monitorare e verificare il Protocollo di buone prassi attraverso incontri periodici, da convocare a cura della Provincia di Ferrara, così da testarne la validità, efficacia ed efficienza, nonché apportare eventuali e/o necessari miglioramenti

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